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Una delle esche più usate nelle acque continentali, economica, versatile, semplice da preparare e sorprendentemente efficace, il mais è conosciuto da pescatori di diversi continenti per la sua affidabilità, ma ciononostante, per molti angler, le ragioni di questo suo potere sono ancora da chiarire.

 

Su forum di settore si vedono ancora domande come: “Come preparate il vostro mais?”,  “Lo zucchero va aggiunto prima o dopo la cottura?” E addirittura.. “E’ vero che se una carpa lo mangia crudo, gli fermenta nello stomaco e potrebbe scoppiare?”

Studi scientifici sulle proprietà del mais come esca e come mangime in acquacoltura iniziano ancor prima degli anni ’60. Grazie alle ricerche dei primi ricercatori pionieri, in molti casi giapponesi che lavoravano sull’allevamento delle Koi, e in seguito anche grazie a diversi centri di ricerca sparsi per il mondo è oggi possibile rispondere con certezza a queste e tante altre domande.

 

Zea mais è il suo nome scientifico, le sue caratteristiche nutrizionali non lo fanno brillare per i numeri: 4,7 g di lipidi, 74 g di carboidrati e solo 9 g di proteine per 100 g di prodotto. Niente di speciale ad una prima occhiata: sembra un banale concentrato di carboidrati. Sappiamo che la carpa è abbastanza brava a digerire i carboidrati grazie all’enzima digestivo amilasi, ma non può essere certo questo il punto di forza del mais, altrimenti la boilies perfetta sarebbe una semplice pallina di amido cotta con l’uovo, ma sappiamo bene che non è così.

 

Per molti angler la risposta è semplice: “è così tanto usato che il pesce si è abituato… scommetto che se metti un pugno di mais di fronte a una carpa che non l’ha mai visto non se lo fila” .. Altri sostengono che il suo segreto starebbe in una eccezionale concentrazione di Lisina (amminoacido) .. ma la verità è che entrambe queste ipotesi sono scorrette.

 

Il mais non ha un’abbondanza di lisina, anzi, ne contiene “solamente” 58 mg/100g rispetto alla soia con 158 o al riso con 86.

 

Diversi ricercatori hanno dimostrato con esperimenti indipendenti che il mais piace veramente (alle carpe, ma anche ad altre specie). In particolare il mais ha spiccate doti di visibilità e attrattività. Per capire cosa significa dobbiamo aprire una parentesi. Partiamo da una cosa che conosciamo tutti: i video della Korda. Pressoché ogni carpista avrà visto almeno qualche istante di ripresa subacquea di carpe che si alimentano su un tappeto di esche. In tutti la scena ripropone una o più carpe che raggiungono l’inquadratura, si avvicinano all’esca, aspirano qualcosa e se ne vanno: un processo apparentemente semplice. Gli ittiologi hanno identificato e descritto ben nove fasi che compongono l’intero processo alimentare della carpa. I primi sei sono: individuazione, focalizzazione, accettazione, aspirazione, processamento e valutazione. Ognuna di queste fasi coinvolge sensi, percezioni, esperienze e aree cerebrali differenti.

 

Realizzare un’esca in grado di superare a pieni voti tutte queste sei fasi significa aver prodotto l’esca perfetta. Fortunatamente questo non è possibile a causa della variabilità degli ambienti e dei singoli soggetti, ma il punto è chiaro: per catturare una carpa non è sufficiente convincerla a compiere una azione, ma ben sei diverse!

 

Se a ciò aggiungiamo la preparazione dello spot, ovvero quel tentativo di condizionamento del pesce tramite la pasturazione dobbiamo aggiungere altre tre fasi: deglutizione, digestione, assimilazione. Solo un’esca che supera a pieni voti tutte le nove fasi può essere impiegata efficacemente sia in pre-pasturazione che in fase di pesca.

 

Per catturare una carpa è sufficiente innescare un chicco di mais finto o una riproduzione di un insetto che non esiste (poiché sono esche efficaci nelle prime sei fasi), ma nessuno sarebbe tanto sciocco da pasturare con questo tipo di esche (perché sappiamo che non supererebbero le ultime due fasi: digestione e assimilazione).

 

Qual è quindi il segreto catturante del mais? Per chiarezza iniziamo col semplificare le fasi di alimentazione: le prime tre le chiamiamo LOCALIZZAZIONE, le successive tre ASSUZIONE e le ultime tre DIGESTIONE. I vari additivi che vengono venduti (giustamente) a caro prezzo e che inseriamo nei nostri mix o spruzziamo direttamente sulle esce sono generalmente attrattori o stimolanti: gli attrattori potenziano le doti di localizzazione dell’esca, mentre gli stimolanti servono per convincere il pesce a non rifiutare l’esca, ma a trattenerla (assunzione). Una buona esca sarà quindi completa dal punto di vista della composizione in termini di attrattori e stimolanti. Diversamente avrà più altre probabilità di non essere trovata o di essere rifiutata.

 

Per complicare e non di poco il discorso ricordiamoci che le tre fasi sopra riassunte (localizzazione, assunzione e digestione) in realtà sono nove, aggiungiamo che ogni fonte alimentare è composta da diverse molecole, che ogni molecola può avere effetti positivi per certe fasi e negativi per altre, e che tali proprietà possono cambiare in funzione della concentrazione. Facciamo un esempio con una molecola ben nota: se immergiamo una boilies in un dip contenente betaina otterremo in acqua un effetto attrattivo, ma se per assurdo il dip fosse realizzato in maniera non corretta con una concentrazione di betaina 100 volte maggiore, avremmo un effetto repulsivo.

 

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Alla luce di tutto ciò dobbiamo considerare il mais come un alimento complesso, ovvero composto da centinaia di molecole diverse, e che alcune di queste come abbiamo visto possono agire positivamente o negativamente su localizzazione, assunzione e digestione.

 

Il chicco di mais, come gli altri semi di cereali, altro non è che una piccola scorta di energia per il germe che dovrà crescere velocemente una volta caduto a terra e giunta la giusta stagione. L’energia presente nel germe è quasi totalmente sotto forma di carboidrati. Le piante, per evitare che i propri semi vengano sbranati dal primo animale che passa si difendono generalmente in tre modi: i) li corazzano con strutture non digeribili, ii) puntano sulla quantità dei semi, III) riempiono i semi di fattori anti-nutrizionali come lectine, tannini, saponine, alcaloidi, ecc. Queste sostanze hanno un effetto semplice: ridurre il più possibile la digeribilità del seme durante il processo digestivo di chi li sta mangiando. In questo modo l’animale che si è appena fatto la scorpacciata di soia, non ottiene energia, ma un forte mal di pancia, per cui ci ripenserà bene a ripetere l’errore di abbuffarsi su una pianta di soia spontanea. Il mais adotta la seconda strategia: puntando sulla quantità produce pannocchie grosse e ricche di chicchi duri e tondeggianti, che facilmente cadono a terra se un animale tenta di mangiarseli. Questa proprietà è stata ulteriormente spinta dalla selezione artificiale per cui i mais che vengono coltivati oggi sono tutti enormemente produttivi. Sembra banale, ma questa è una delle proprietà che rende il mais una buona esca: avendo pochi fattori anti-nutrizionali, in fase di localizzazione, assunzione e digestione non ha una valutazione negativa da parte del pesce.

 

Ma la scarsità di fattori anti-nutrizionali è associata anche alla presenza di fattori positivi tra cui un’alta visibilità e una buona attrattività. La visibilità gli è conferita dal colore giallo chiaro e dalla dimensione: un chicco di mais in presenza di luce è ben visto da una carpa anche a diversi metri sott’acqua. Mentre l’attrattività è conferita dalla presenza di una discreta quantità di L-metionina, un aminoacido che possiede forti proprietà attrattive sulla carpa.

 

Il “segreto” del mais sarebbe quindi in una accoppiata di modestia: moderatamente attrattivo e quasi per nulla nocivo.

 

ALCUNE CURIOSITA SUL MAIS

 

Cotto o crudo? C’è chi quasi sviene a sentir parlare di mais crudo, e ha ben ragione, ma non perché un mais crudo avrebbe chissà quali cattive proprietà, abbiamo già visto che la prima caratteristica del mais è che non ha particolari doti negative. Più di uno studio mostra come mais cotto e crudo NON siano significativamente differenti in termini di palatabilità anche se c’è una chiara preferenza per il mais cotto. La grande differenza la fa tutto il processo di preparazione: una cottura che arriva a rompere il chicco, seguita da una macerazione con zuccheri semplici e magari qualche spezia o attrattore amminoacidico rende il preparato una bomba attrattiva rispetto ad una palettata di mais crudo.

 

Le micotossine. Come tutti i cereali, una volta raccolto, il mais in chicchi viene spedito a centri di stoccaggio dove, se sottoposto ad umidità troppo elevata, potrà subire l’attacco di muffe microscopiche. Queste muffe invisibili rilasciano sulla superficie e all’interno del seme una notevole quantità di spore e tossine (fomonisine) che hanno effetto tossico e spesso anche cancerogeno sugli animali che  se ne nutrono. Si tratta ovviamente di un problema ben noto anche per l’alimentazione umana. Non è possibile stabilire la quantità di queste muffe se non tramite analisi specifiche e il consiglio è quello di dubitare di partite a bassissimo costo soprattutto in annate molto umide.

 

Raccomandazioni. Se il vostro obiettivo è catturare molte carpe, e magari di taglia usate il mais con moderazione. Pasturare con secchiate di mais consente di coprire un’ampia superficie con una modica spesa, ma non consente di fare selezione sulla taglia del pesce, inoltre invade il fondale di materiale organico che se non rimosso andrà incontro a processi di fermentazione e putrefazione portando anche alla rovina dello spot. Il mais non ha un profilo nutrizionale che soddisfa il fabbisogno della carpa perché molto sbilanciato verso i carboidrati, quindi nessuna carpa ne assumerà grandi quantità per lungo periodo. Invece, se inserito in una miscela di ingredienti di diversa origine, forma e dimensione può contribuire ad aumentare l’efficacia dell’esca.

 

 

A cura di :

Diamondbaits

Scritto da :

Emanuele Ferri PhD

 

Biotecnologo Veterinario(2003), dottorato in Biologia Animale (2008) attualmente lavora presso il dipartimento di biotecnologie e bioscienze dell’Università di Milano-Bicocca in diversi settori tra cui l’analisi molecolare di cibi di qualità e mangimi per animali.

 

 

 

 

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